Cos’è la Music Learning Theory?

La MLT è una teoria elaborata dal professor E. Gordon in America durante anni di studi e di ricerche, che spiega come l’essere umano apprende la musica. Non si tratta di un “metodo” di insegnamento, non vuole insegnare nozioni o competenze, né si aspetta una prestazione dal bambino, bensì ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo dell’attitudine musicale del bambino secondo le sue potenzialità, le sue modalità e i suoi tempi.

Erica Nastasia Insegnante di Musica

Gli studi del professor Gordon dimostrano come la musicalità sia innata in ciascuno di noi. Tutti possediamo un’attitudine musicale quando nasciamo, chi alta, chi media, chi bassa (così come per tutte le cose) e il suo grado di sviluppo negli anni successivi dipende dall’ambiente musicale in cui siamo immersi nei primi anni di vita. Il momento più importante per lo sviluppo dell’attitudine musicale è dalla nascita fino a circa i 9 anni. Dopo rimane pressocché costante, ma può deteriorarsi o tornare al livello della nascita se non viene adeguatamente sostenuta: la qualità della guida musicale che riceviamo nei primi anni di vita influenzerà tutto il nostro apprendimento successivo e come l’attitudine musicale innata si svilupperà nel corso degli anni.

La MLT non si pone come scopo quello di crescere dei piccoli “geni”, ma di fornire all’allievo una solida base per consentirgli di comprendere la musica a un livello profondo e saper esprimersi musicalmente, con la voce o con lo strumento. L’obiettivo principale è infatti lo sviluppo dell’Audiation che Gordon definisce come “la capacità di sentire e comprendere nella propria testa musica non fisicamente presente nell’ambiente”. Possiamo paragonare l’Audiation al pensiero nel linguaggio parlato.

La musica come il linguaggio

Quest’affascinante teoria dell’apprendimento musicale si fonda sulla grande intuizione che il bambino apprende il linguaggio musicale nello stesso modo in cui apprende la lingua materna. Una madre “non insegna” l’italiano a suo figlio, semplicemente “parla” italiano con lui. Nella stessa maniera, così come un genitore si rivolge a suo figlio in modo amorevole, relazionale e anche lessicalmente complesso, così l’insegnante parla musica ai bambini, con contenuti ricchi di espressività e attraverso sorrisi, sguardi, silenzi, emozioni, in un clima di gioco e un contesto di relazione, di ascolto e di dialogo.

Come avviene per il linguaggio il bambino assorbe in modo completamente naturale, senza fatica. Durante i nostri momenti musicali inizia a dare le prime risposte, tentando di imitare gli elementi musicali ascoltati, esattamente come avviene con la ripetizione delle prime parole. Con il tempo i bambini arrivano a improvvisare in musica, così come nel linguaggio parlato mettono insieme le parole per formare piccole frasi o discorsi.

La piramide dell’apprendimento musicale e quella del linguaggio sono molto simili e includono step sequenziali analoghi:

  • Ascolto (Ascolto musica)
  • Sviluppo del pensiero (Audiation)
  • Parlo (Canto)
  • Leggo (Leggo musica)
  • Scrivo (Scrivo musica)

Come per il linguaggio tutto parte dall’ascolto. L’udito è uno dei primi sensi che si sviluppa già nel ventre materno, quindi il bambino è in ascolto ancora prima di nascere e rimane in ascolto per molto tempo prima di emettere i primissimi suoni. Ancora prima di iniziare a parlare, comincia a sviluppare il pensiero: ha assorbito tantissimo, conosce già molte parole, ma le butterà fuori quando si sentirà pronto per passare al linguaggio parlato e questo momento è diverso per ciascuno.

Successivamente, dopo che il bambino avrà ascoltato, parlato, raccontato, inventato e improvvisato con il linguaggio, ecco che, a circa 6 anni, si passa alla fase della letto-scrittura. Insegniamo al bambino a leggere e scrivere partendo da parole che conoscono e di cui magari hanno fatto esperienza diretta: parole come casa, mamma, papà.
In musica il processo è analogo. Tutto parte dall’ascolto quindi abbiamo bisogno di esporre il bambino a un gran vocabolario musicale per favorire lo sviluppo dell’Audiation. Una volta che il bambino è in grado di pensare in musica inizierà a emettere le prime lallazioni musicali, le prime risposte musicali volontarie, inizierà a ripetere melodie, a inventare canzoni, a improvvisare in musica.
Solo quando questa fase è consolidata possiamo passare agli step di lettura e scrittura della musica.

Perché sai, non è proprio così che ci hanno insegnato la musica.

Se guardiamo come si è portato avanti il processo di apprendimento musicale negli anni possiamo affermare che la piramide fosse completamente ribaltata! Nell’educazione musicale che molti di noi hanno ricevuto (me compresa) i passaggi del processo di apprendimento della musica sono stati totalmente invertiti, partendo, come primo step dalla letto-scrittura, ben più nota come “teoria e solfeggio”. Sarebbe come insegnare a parlare a un bambino iniziando con il leggere o lo scrivere!

La musica, secondo la didattica convenzionale, ci veniva insegnata mettendoci davanti a uno spartito. La maggior parte di noi, chi più chi meno, è cresciuta imparando a suonare uno strumento musicale attraverso la lettura. Ricordo ancora il mio insegnante: “leggi lo spartito, canta/suona, poi se un giorno sarai brava potrai improvvisare e comporre”. E quanti di noi si sono scoraggiati o hanno addirittura abbandonato?

La teoria della musica e il solfeggio sono importantissimi e ci completano da un punto di vista teorico ma da soli non bastano a farci raggiungere il nostro massimo sviluppo musicale. Invece vivere e sperimentare la musica con tutto il corpo, essere immersi in suoni collegati al movimento e alle emozioni, sono componenti molto più importanti nella lunga fase dell’apprendimento e forniscono molti più strumenti per consentire e chiunque di capire e comprendere la musica a un livello profondo.

Quindi la teoria e la grammatica musicale hanno certamente la loro utilità, ma vanno introdotti solo quando il momento è quello giusto! È fondamentale tenere in considerazione, soprattutto con la fascia da 0 a 6 anni, che prima della lettura e della scrittura il bambino dovrebbe aver interiorizzato il linguaggio musicale attraverso il corpo e l’esperienza.

Gli strumenti didattici

Come ci rendiamo modelli di musica?

L’apprendimento della musica rimane comunque un processo che avviene naturalmente nel bambino, semplicemente l’utilizzo della MLT ne facilita il percorso. Nel lavoro con i bambini da a 0 a 6 anni utilizziamo una modalità educativa nota come Guida Informale. Significa rendersi modello all’interno di un contesto relazionale, senza imporre o insegnare delle competenze. In questo modo l’insegnante, attraverso l’esempio diretto, favorisce un apprendimento spontaneo dei contenuti.
Non esiste un programma esterno e strutturato da seguire, ma la lezione e le attività si costruiscono mettendosi in ascolto del bambino e favorendo lo svolgimento di un programma che è già dentro di lui: il bambino apprenderebbe naturalmente, noi agiamo da facilitatori in questo percorso.

Di quali strumenti ci serviamo a lezione?

  • Voce, canti senza parole. La voce è uno strumento musicale neutro che il bambino può esplorare in autonomia e con cui può dialogare con gli altri. L’assenza delle parole fa sì che il bambino possa concentrarsi sul solo contenuto musicale.
  • Corpo. Il movimento è lo strumento primario di apprendimento del bambino. È un movimento spontaneo, che parte da dentro ogni persona e che non si interrompe mai. È fondamentale per sperimentare il peso corporeo nella musica e il proprio senso ritmico.
  • Respiro, sguardo, relazione. Il respiro lascia spazio ai tentativi dei bambini aprendo all’ascolto delle loro risposte. Lo sguardo favorisce la creazione di una relazione soprattutto in un contesto non verbale come quello della MLT.
  • Silenzio. Non è mai privo di significato, è nel silenzio che la musica viene ripensata e attesa. È fondamentale per rielaborare quanto appena ascoltato ed è nel silenzio che emergono le prime risposte spontanee.
  • Il gruppo. I bambini apprendono moltissimo fra di loro, oltre che dall’insegnante.

MLT e metodo Montessori

Cosa lega questi due approcci educativi?

Ho scoperto l’approccio secondo la MLT con la nascita di mio figlio e fin dai suoi primi giorni di vita a oggi, sono stata sempre più convinta di quanto le intuizioni, i concetti e le fondamenta alla base di questa teoria dell’apprendimento siano profondamente sensati e così “giusti”.

Rispetto a qualsiasi altro metodo di insegnamento, la Music Learning Theory fornisce gli strumenti per trovare il tuo modo di insegnare, portando a lezione la tua personalità e i tuoi valori, e lavorando nel totale rispetto e ascolto di ciò che il bambino rappresenta. L’attività si costruisce in funzione del bambino, delle sue esigenze, dei suoi bisogni e delle sue emozioni. Per me non esiste un modo migliore per insegnare, in generale non può esistere didattica senza relazione.

Amo quest’approccio alla musica perché fonda i suoi principi su come il bambino apprende naturalmente nella quotidianità, in ogni ambito della sua crescita, e ritengo che la sua efficacia dipenda proprio da questo: seguendo il naturale sviluppo della mente del bambino i contenuti attecchiscono con facilità, senza forzature o fatica da parte sua.

Sarà che sono da sempre appassionata a tematiche rivolte alla prima infanzia, sarà che amo la filosofia montessoriana, di cui sposo ogni principio, ma il paragone fra il “metodo” Gordon e il metodo Montessori mi è sempre venuto spontaneo. Seppure trattandosi di due ambiti diversi di apprendimento, uno musicale e l’altro no, rivedo davvero molte caratteristiche comuni a entrambi, prima fra tutte: non userei la parola metodo per nessuno dei due, bensì parlerei di approccio educativo.

Erica Nastasia Insegnante di Musica

La filosofia montessoriana riprende, secondo me, molti principi della MLT, che la differenziano dal metodo tradizionale:

  • Non vuole imporre nozioni e informazioni, ma aiuta il bambino a sviluppare il potenziale innato di cui è dotato, partendo dal presupposto che nasce possessore di competenze da sviluppare in modo autonomo.
  • Segue la crescita e lo sviluppo naturale del bambino, accompagnandolo nelle varie fasi di apprendimento.
  • Rispetta le tempistiche e le modalità personali di apprendere, diverse in ognuno.
  • Il bambino è libero di muoversi ed esprimersi nello spazio. Il movimento del corpo è un bisogno profondo e facilita l’apprendimento. Significa libertà, sperimentazione, conoscere i propri sensi e le proprie emozioni.
  • Il bambino è pronto a scoprire sé stesso e il mondo accompagnato da un adulto attivo, curioso, amorevole ed empatico.
  • Il bambino apprende in autonomia, spontaneamente e in totale libertà. Non va forzato e sarà lui a comunicarci quando è pronto a compiere il salto verso uno step successivo.
  • L’adulto funge da facilitatore per il bambino.
  • L’insegnante lavora insieme ai bambini, guidandoli attraverso l’esempio diretto.
  • Le esperienze vissute dai bambini nei primissimi anni di vita pongono le basi per la loro crescita. Il loro vocabolario sensoriale (musicale) sarà vasto e ricco tanto maggiori e di qualità saranno state le esperienze sensoriali (musicali) vissute.

Nel testo Il segreto dell’infanzia, Maria Montessori parla di come il bambino sia in grado di auto-educarsi, se immerso in un ambiente ricco, accogliente e stimolante, grazie al potenziale innato che possiede fin dalla nascita. Ogni bambino possiede dei talenti che potranno svilupparsi se l’ambiente in cui è immerso lo consentirà.

Ci racconta di come i primi anni di vita siano cruciali per lo sviluppo futuro del bambino, in termini di relazione, autonomia, autostima, fiducia. La mente del bambino necessita quindi di condizioni favorevoli e facilitanti per svilupparsi al meglio. È una mente incredibilmente assorbente che, in particolare nel periodo fra 0 a 3 anni, è in grado di assimilare ciò che arriva dall’ambiente esterno in maniera quasi inconsapevole e senza sforzo.

«Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari»
Maria Montessori

Il bambino da 0 a 3 anni

I primi tre anni di vita costituiscono un periodo molto importante della crescita del bambino. I genitori hanno il delicatissimo compito di accompagnarlo verso la scoperta del mondo attraverso i loro occhi e il loro sentire. Il legame di attaccamento con le figure di riferimento insieme all’estrema fiducia che si crea nel rapporto genitore-figlio, saranno le basi per una gestione sana e positiva, sul piano emotivo, della relazione con sé stesso e con gli altri.

Il ruolo dell’adulto è quindi cruciale e di grande responsabilità. Noi genitori siamo modelli di vita per i nostri figli, e loro crescono e apprendono ogni giorno proprio grazie alla relazione di amore e di fiducia (reciproca) che li lega a noi.
In musica vale lo stesso. L’adulto a lezione rappresenta il fulcro per l’apprendimento del bambino, rendendosi parte attiva e modello di musica.

Ritengo l’apprendimento musicale del bambino in questa fascia d’età particolarmente affascinante ma soprattutto ritengo preziosissima la possibilità di osservare il suo processo di crescita fin dalla nascita, identificandone con precisione tutte le fasi del suo sviluppo musicale.

Quali sono le fasi che il bambino attraversa?

Come per il linguaggio, tutto parte dall’ascolto. La prima fase che attraversa il bambino è quella dell’acculturazione, in cui il bambino è in assorbimento e questo è vero fin dai primissimi giorni di vita. Durante questo periodo ascolta e interagisce con i suoni provenienti dall’ambiente circostante in maniera casuale, senza ancora essere in grado di distinguerli o identificare da dove essi provengano. Il bambino è immerso in una gigantesca bolla sonora in cui tutto è uno stimolo.

In seguito, si assiste ai primi tentativi di lallazione musicale in risposta ai suoni provenienti dall’esterno, così come avviene per il linguaggio. In questo stadio il bambino non è ancora in grado di metterli in relazione e le sue risposte sono ancora casuali. Risponde a uno stimolo esterno in maniera spontanea ma anche inconsapevole: in seguito a una “provocazione” in automatico “butta fuori qualcosa”, ma senza intenzionalità, senza dargli un senso e senza saper distinguere se i suoni emessi vengano da lui o da qualcun altro.
Pian piano inizierà a mettere in relazione i suoni e i movimenti con gli stimoli provenienti dall’ambiente, fornendo risposte intenzionali.

Da circa i 24 mesi il bambino entra in una fase importantissima dell’apprendimento musicale denominata perdita dell’egocentrismo. Il bambino acquista una maggiore consapevolezza e sa riconoscere che i suoni e movimenti prodotti da lui sono diversi da quelli sentiti nell’ambiente circostante. È in grado di fare queste osservazioni in autonomia (anche perché non troverà mai giudizio o dissenso sul volto e nelle espressioni dell’insegnante) e tendenzialmente si assiste alla fase in cui il bambino si blocca e smette di rispondere.
Questa fase solitamente coincide con un periodo cruciale della crescita del bambino, quello in cui inizia ad affermare la propria identità, il proprio IO e comincia a percepirsi come individuo separato dalle figure di riferimento, con propri desideri e necessità.
Questo periodo può durare a lungo e varia da bambino a bambino, dal suo carattere e dal rapporto con il genitore. È un momento fondamentale per la sua crescita che va assolutamente rispettato perché evidenzia, in realtà, una sua grande evoluzione interna.
Ciascun bambino uscirà da questa fase quando sarà pronto per passare allo stadio successivo, cioè quello in cui inizierà a imitare intenzionalmente i suoni provenienti dall’esterno.

Vantaggi e benefici

Il vocabolario d’ascolto è la base per gli sviluppi futuri del bambino, partendo dalle lallazioni musicali per arrivare allo sviluppo del vocabolario cantato. Quindi la varietà dei contenuti a cui esponiamo il bambino, lo arricchisce, incidendo positivamente sulle sue abilità future di comunicare e di “parlare” in musica.

Introdurre il bambino alla fase di acculturazione prima che il linguaggio diventi predominante nella sua vita è un grande beneficio. Il linguaggio è predominante per tutti noi, bambini e adulti: fin da piccoli siamo esposti molto di più alle parole che ai suoni di musica. A maggior ragione è importante esporre il bambino alla musica prima che il linguaggio diventi predominante, per consentirgli di lavorare sullo sviluppo del pensiero musicale focalizzando la sua attenzione totalmente sullo sviluppo di questa competenza.

Attraverso quest’approccio alla musica:

  • L’apprendimento risulta naturale e consapevole.
  • L’assorbimento dei contenuti è spontaneo ed efficace, grazie alla presenza della relazione.
  • Si ha rispetto dei bisogni, tempi e modi del bambino, senza l’imposizione di un programma didattico preconfezionato.
  • La voce, la libertà di movimento e il corpo sono strumenti che il bambino può esplorare in autonomia.

L’esplorazione e la sperimentazione libera del bambino sono altri due aspetti da non sottovalutare. Abbiamo accennato di come un momento importante nella crescita del bambino, intorno ai 18-24 mesi e complici la maturazione di alcune abilità motorie e la comparsa del linguaggio, rappresenti un primo step verso l’autonomia: inizia un graduale distacco dalle figure di riferimento per dare spazio alla formazione dell’individuo e alla definizione del carattere. La madre però resta sempre il principale punto di riferimento, una fonte sicura di amore, e proprio questo influenzerà positivamente il grado di indipendenza del bambino.
Allo stesso modo in musica, con accanto a mamma o papà, il bambino si sente libero di esplorare e sperimentare in serenità e questo lo accompagna verso una scoperta in autonomia.

Credo personalmente che esporre il bambino alla musica fin dalle prime settimane di vita sia un grande dono che possa ricevere per la sua crescita musicale futura.

Corsi 0-3 anni

L’essere umano apprende la musica come apprende il linguaggio. Attraverso l’ascolto il bambino assorbe in modo naturale, senza forzature, per poi iniziare a interagire dando le prime risposte.
L’adulto si rende modello di musica, il bambino apprende dove c’è relazione. Il nostro scopo è offrirgli un percorso coinvolgente dove possa sperimentare le proprie emozioni, la propria creatività, espressività, attraverso la voce e il movimento, due strumenti didattici fondamentali ai fini di un apprendimento consapevole.

Il bambino da 3 a 5 anni

Nella crescita del bambino i 3 anni rappresentano un primo momento di svolta e un passaggio importante verso l’autonomia e la socializzazione.
Basti pensare che quest’età coincide con l’ingresso nella scuola dell’infanzia che di per sé rappresenta un momento importante nella crescita del bambino: inizia un periodo in cui sperimenta e scopre il proprio modo di relazionarsi e comunicare con gli altri, e lo fa per la prima volta lontano dall’ambiente familiare.

I 3 anni costituiscono un importante momento di sviluppo per la definizione del proprio carattere e della propria personalità: il bambino dovrebbe aver raggiunto una delle prime tappe del graduale processo di separazione dalle figure di riferimento e inizia a percepirsi come una “persona” con caratteristiche e desideri propri. È proprio questa maturità emotiva che lo accompagnerà verso nuove sfide, come appunto l’ingresso nella scuola dell’infanzia.

Parliamo del suo primo approccio in autonomia a un gruppo di pari: il bambino, grazie alla socializzazione impara gradualmente a cooperare e collaborare con i propri compagni, a controllare i propri impulsi e a moderare i propri comportamenti rispettando delle regole condivise, a stare nel gruppo e relazionarsi con gli altri, a condividere, ad ascoltare e dialogare.

In questo senso l’attività ludica ha un ruolo essenziale ai fini della socializzazione. Il bambino di 3 o 4 anni sperimenta sé stesso e la propria personalità in maniera significativa grazie al gioco, per lui o lei tutto è un gioco: ripete la maggior parte delle azioni quotidiane e imita i comportamenti degli adulti, in forma di gioco.

Anche il movimento assume un ruolo fondamentale, in particolare con bambini di questa fascia d’età. Non si tratta solo di un’azione fine a sé stessa, ma di uno strumento di apprendimento a tutti gli effetti. La maggior parte delle cose che il bambino impara a fare passa dal movimento: attraverso il movimento il bambino si esprime, conosce ciò che lo circonda, scopre sé stesso e le sue possibilità. Il bambino sviluppa la logica mentale e il pensiero, acquisisce consapevolezza e lavora sulla memorizzazione grazie alle azioni motorie che compie fin da piccolissimo. Di conseguenza, è di vitale importanza che la sperimentazione motoria sia più libera possibile, per dare ampio spazio alla crescita e all’arricchimento di tutte queste funzioni logiche e mentali.

Se questo è vero fin dai primi mesi di vita, si può facilmente immaginare come lo sia ancora di più in una fase come quella dei 3-5 anni in cui molte competenze motorie di base sono ben consolidate e i bambini sono già in grado di esplorare lo spazio in autonomia.

Vantaggi e benefici

In ambito musicale, lavoriamo con i bambini seguendo le naturali tappe evolutive della loro crescita. A quest’età cambia il modo in cui il bambino si relaziona agli altri e allo stesso tempo il modo in cui gli altri interagiscono con lui.
Il bambino inizia a percepire i propri compagni e a essere sempre più attivo all’interno di un gruppo.
È quindi importante accogliere a pieno questa sua nuova modalità di esserci, di relazionarsi e comunicare, per permettergli di raggiungere quell’autonomia e quell’indipendenza che saranno le sue prime vere conquiste di quest’età.

Di conseguenza dai 3 anni il bambino entra a fare musica senza genitore, all’interno di un gruppo di coetanei, iniziando un percorso di scoperta della musica suo personale. Il ruolo del gruppo, insieme alla condivisione e alla relazione che si instaura, sono componenti essenziali ai fini dell’apprendimento.

Il movimento è un indiscusso protagonista delle lezioni: libero e spontaneo, nasce internamente a ogni bambino e non è mai imposto dall’esterno. Grazie a esso il bambino impara a sviluppare un proprio senso ritmico.
Lavoriamo prevalentemente sulla coordinazione motoria e iniziamo a strutturare un dialogo musicale, ma lo facciamo attraverso delle attività di gruppo, divertenti, proposte sotto forma di gioco.
Vogliamo che la musica sia percepita come un gioco ma soprattutto vogliamo che il bambino non risenta in alcun modo di nessuna ansia da prestazione.
Le attività si costruiscono in funzione del bambino stesso, nascono da un suo più piccolo stimolo e questo fa sì che i bambini diventino gli assoluti protagonisti della lezione.

Mentre lavoriamo sulla coordinazione fra corpo e voce le risposte che avremo dal gruppo o dai singoli diventeranno man mano sempre più accurate. In questi anni il bambino si trova in una fase imitativa, in cui imita volontariamente gli stimoli intorno a lui ma rispetto al triennio precedente lo fa con una certa precisione, dimostrandosi anche abbastanza consapevole circa l’accuratezza delle proprie risposte.

Non ci rivolgiamo ancora agli strumenti musicali: siamo in una preziosissima fase dell’apprendimento musicale del bambino che va vissuta a pieno senza bruciare delle tappe fondamentali della sua crescita. In questi anni il bambino ha una grandissima possibilità: esprimersi, esplorare, scoprire sé stesso e conoscere le proprie potenzialità.

Corsi 3-5 anni

Con un graduale distacco dal genitore il bambino entra da solo nella stanza della musica, in gruppo con altri bambini della stessa età, iniziando un percorso in autonomia di scoperta della musica e sperimentando il proprio modo di relazionarsi con gli altri.
Attraverso la voce cantata e il movimento libero, proposto sotto forma di gioco, lavoriamo sullo sviluppo della coordinazione fra respiro, movimento e voce, base indispensabile per approcciarsi allo strumento o al canto in futuro.

Corsi 3-5anni calendario

Il bambino di 5-6 anni

Questo anno di lavoro sull’apprendimento musicale del bambino ha davvero un valore enorme. Funge da ponte fra il percorso 0-5 anni e il percorso dai 6 anni in su: è molto diverso dal precedente e anche dal successivo, rimane un viaggio a sé in cui diamo un importante imprinting musicale al bambino.
A differenza del lavoro fatto da 0 a 5 anni, in cui l’insegnante si rende modello di musica e guida il bambino informalmente attraverso l’esempio diretto, durante il percorso dei 5-6 anni lavoriamo su un apprendimento più strutturato e forniamo al bambino le basi che lo accompagneranno verso una scelta consapevole dello strumento, in vista del percorso successivo.

Se il bambino ha seguito con me tutto il percorso precedente quest’anno vedremo prendere forma a competenze e abilità su cui abbiamo approfonditamente lavorato negli anni, come l’intonazione, il senso ritmico e la coordinazione.
Se invece il bambino inizia da zero con me quest’anno insieme sarà preziosissimo perché potremo gettare le basi per il suo apprendimento strutturato.
A 5 anni il bambino non è ancora distratto dalla tecnica o dall’ansia da prestazione in generale. Abbiamo la fortuna di averlo molto concentrato e ricettivo musicalmente, e questa caratteristica va sfruttata a pieno perché lo rende abile a recepire un enorme quantità di stimoli.

Questo anno di lavoro è fondamentale per la sua crescita musicale ed è importante non farlo perdere o saltare al bambino: si rischierebbe di sacrificare qualcosa, un po’ come avviene invece quando si anticipa l’ingresso alle elementari.
Di solito, infatti, la tendenza generalizzata è quella di considerare il bambino di 5-6 anni già grande e pronto, in diversi ambiti: l’anno seguente andrà a scuola e inizierà a sperimentare tante cose nuove, le cose da grandi.
Nell’ottica del suonare uno strumento musicale, è molto probabile che possa sembrarci pronto ma che in realtà ancora non lo sia, a livello esterno (fisico) ma anche interno. Per approcciarsi allo strumento è infatti fondamentale che la musica diventi un processo interno a lui e che lo sviluppo del pensiero musicale sia consolidato.

In effetti può succedere anche prima, verso la fine del percorso precedente, che i bambini si sentano annoiati, vogliano ricevere nuovi stimoli e non vedano l’ora di approcciarsi agli strumenti, fare appunto le cose da grandi. Sono emozioni ed esigenze legittime giunti in questa fase dell’apprendimento musicale ed è corretto che ci siano. È proprio la noia che crea lo spazio necessario per introdurre e imparare qualcosa di nuovo. La curiosità e la fame di conoscenza che il bambino stesso ci dimostra in questa fascia d’età costituiscono le basi per far attecchire al meglio una nuova modalità di apprendimento.
Per questo motivo è ancor più fondamentale non accelerare i tempi: ogni piccola cosa che concediamo al bambino di apprendere sarà sempre importantissima e necessaria.

Vantaggi e benefici

Il bambino di 5-6 anni è ancora più consapevole e partecipe. Vuole sapere, vuole conoscere. Di conseguenza in questo percorso diamo più spazio alle parole e al linguaggio in generale: per spiegare i concetti e aprire un nuovo canale di comunicazione con il bambino. Le parole nei canti, invece, facilitano il processo di memorizzazione.

A quest’età è inoltre ancora più consapevole della relazione che instaura con noi, che rimane quindi un potentissimo canale di apprendimento.

Questa consapevolezza la ritroviamo anche in musica: dai 4-5 anni (ma può succedere anche dopo) il bambino entra in una fase dell’apprendimento musicale denominata assimilazione, in cui è in grado di riconoscere, mentre canta o ripete i pattern, la mancanza di coordinazione fra respiro, movimento e voce. Uno dei nostri obiettivi in questo corso è lavorare sullo sviluppo e il consolidamento di quest’abilità, riuscendo a fornire quindi al bambino la base necessaria per iniziare un percorso strumentale in futuro.

Durante questo anno di lavoro il bambino potrà sperimentare la musica direttamente sugli strumenti musicali ed è una possibilità che non so quanti di noi hanno avuto da piccoli… Spesso si inizia a suonare il pianoforte perché lo fa mia sorella da sempre oppure in casa abbiamo solo quello, ma ciò solitamente non riflette una scelta consapevole e potrebbe addirittura portare a un abbandono o rifiuto dello strumento negli anni.
Il mio scopo è portare il bambino a conoscere gli strumenti facendone esperienza diretta, scoprendone suono e timbro e ascoltando il proprio corpo mentre si approccia allo strumento. In questo modo sarà in grado di scegliere in modo consapevole a quale strumento musicale rivolgersi successivamente.
Non ci rivolgeremo alla tecnica strumentale e questo farà sì che il bambino non vivrà quell’ansia di prestazione che spesso lo strumento si porta dietro. Inoltre, il non essere ancora distratto dalla tecnica lo renderà molto più ricettivo agli stimoli musicali.

In questa fascia d’età, inoltre, è ancora più importante il ruolo del gruppo. Attraverso il gruppo il bambino impara che ognuno può fare secondo le sue potenzialità e questo è fondamentale per la sua motivazione personale. I bambini apprendono moltissimo fra di loro oltre che dall’insegnante.

Corsi 5-6 anni

Sia che il bambino abbia seguito con me il percorso precedente, sia che inizi da zero, quest’anno sarà preziosissimo perché gettiamo le basi per un apprendimento strutturato e diamo un imprinting musicale al bambino. Lavoriamo per consolidare la coordinazione motoria, il senso ritmico e l’intonazione, sfruttando il potere del gruppo e dell’apprendimento condiviso. Dare inoltre al bambino la possibilità di sperimentare la musica su più strumenti musicali lo aiuterà a compiere una scelta consapevole.

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